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Chi ha paura dello scienziato cattivo?

In tutti i documenti dovranno essere cancellati i termini: vulnerabile, diritto, basato sulle evidenze, basato sulla scienza. Questi dovranno essere sostituiti con: basate sulla scienza in considerazione degli standard e dei desideri della comunità.

Roba da far drizzare i capelli.
Avete riconosciuto l’autore di questa dichiarazione? Considerando che la community ha negato anche la sfericità del nostro pianeta, si prospetta uno scenario deludente.

Ma non sono qui per parlare di politica, quello che mi interessa affrontare è altro.
Quello che mi interessa è riuscire a rispondere alla domanda: “Come è possibile che queste notizie siano condivise e sostenute? Cosa rende possibile il trascurare le miriadi di evidenze che sostengono la forma del nostro pianeta? (tra cui le foto dallo spazio?). In definitiva, perché crediamo alle notizie false?”

Qualcosa è cambiato

È cambiato, in primo luogo come percepiamo le notizie. Inizialmente erano fonti limitate (giornali, radio, tv) che divulgavano l’informazione. Per gli approfondimenti, l’accuratezza c’era soltanto un’opzione: la ricerca in biblioteca. Testi autorevoli, i “volumi sacri” passati al vaglia della comunità scientifica,  a cui si legava la percezione di avere più tempo a disposizione per effettuare la nostra ricerca.
Oggi l’approfondimento ha un accesso decisamente facilitato, eppure proprio qui si nasconde la psicotrappola: la percezione di tempo che abbiamo a disposizione.

Pensiamoci un attimo.
Dove svolgiamo le nostre ricerche? Cosa stiamo facendo nel frattempo? Quanti altri compiti, o task che dir si voglia, sono attivi in quel momento e interferiscono con l’approfondimento della notizia o della sua fonte?

I due differenti processi di pensiero

Come sostenuto Daniel Kahneman (psicologo, Premio Nobel per l’economia nel 2002) sono presenti due tipologie di processi di pensiero, una veloce e l’altra lenta:

  • La prima è rappresentata dal pensiero intuitivo o euristico: veloce, funziona principalmente per associazioni e si presta difficilmente alla modifica.
  • La seconda invece è il pensiero razionale: sequenziale, lento e volutamente controllato.Quindi, in una situazione in cui ci percepiamo con poco tempo a disposizione, il sistema 1 vince.
    È il nostro cervello, funziona così.
Tutto va più veloce sui social network

La situazione si complica quando siamo all’interno di un social network e difficilmente ci prendiamo la briga di verificare l’informazione (uscire dal social, ricercare le informazioni..etc) ma “ci sentiamo indignati” e condividiamo.
Un social che alimenta il nostro confirmation bias.

Abbiamo tra i nostri contatti persone che in linea di massima la pensano come noi, le notizie sono visualizzate in base alle nostre preferenze o commenti precedenti.
Questo favorisce ulteriormente lo scambio comunicativo all’interno della stessa convinzione con pochi elementi di riflessione…confermando con maggiore probabilità l’ipotesi alla base della nostra indignazione.

Alla ricerca della completezza

Un ulteriore aspetto che influisce sulla diffusione di questa tipologia di notizie è il far leva sul senso di completezza.
Mi spiego meglio.
Il nostro cervello è orientato alla ricerca di senso, è la sua fonte di stimoli.
D’altro canto però la nostra vita, anche quotidiana, ha un livello di complessità notevole. Questo fa sì che la maggior parte delle nostre decisioni siano prese in una condizione di incertezza e molto spesso di urgenza.

Generalmente le false notizie non danno adito a quella percentuale di incertezza, di probabilità tipica della realtà ma ricreando una certa verosimiglianza di coerenza fanno leva sull’urgenza emotiva.

E quando mi percepisco con meno tempo a disposizione vi ricordate quale sistema si attiva?

Il sistema 1.

L’argomento è vasto e complesso, questo è soltanto uno degli elementi che contribuisce al fenomeno.
Ritengo che il modo migliore di concludere questo articolo sia l’invito a coltivare il seme del dubbio sfruttando internet a nostro vantaggio: “come orientarsi nell’oceano della letteratura scientifica“.