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Lavoro: come combattere lo stress

Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit

Paracelso

La traduzione di questa citazione è riassumibile nella sua forma più conosciuta:  “È la dose che fa il veleno”.
Una massima di vita che abbiamo ascoltato in diversi contesti, ritengo che la sua validità non faccia eccezione quando parliamo di stress.
Di base, percepire stress non è qualcosa di negativo, in quanto indica semplicemente la risposta che mettiamo in atto per adattarci ad un cambiamento dell’ambiente (inteso in senso lato) in cui viviamo. È uno stimolo che ci porta all’azione, sostanzialmente.

In quali situazioni quindi possiamo parlare di stress in termini negativi? Quando quest’ultimo supera le nostre capacità di risposta ad una richiesta.

Ora, possiamo immaginare senza sforzo che vivere questa situazione non sia piacevole.
Tuttavia se viviamo di rado questo scenario nella nostra vita o in relazione ad eventi specifici e circoscritti diventa ai nostri occhi maggiormente affrontabile.
Quando le situazioni stressanti permangono e/o riguardano la sfera quotidiana oltre che spiacevole diventa faticoso da affrontare e costoso in termini emotivi.
Queste situazioni spesso si giocano sul lavoro:

  • fallimenti lavorativi,
  • precariato,
  • eccessive richieste di rendimento.

Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro lo stress da lavoro correlato è presente nel 28% dei lavoratori europei. Una problematica diffusa, quindi.

Cos'è lo stress da lavoro correlato?

Lo stress in ambito lavorativo nasce quando le esigenze dell’organizzazione del posto di lavoro  mettono a dura prova le risorse che riteniamo di poter mettere in campo per rispondervi.
Quando pensiamo: ”Non ce la faccio più”. “È impossibile per me andare avanti così”. “Mi sento prosciugat*”
Possono essere collegati a questa forma di stress:

  • il ruolo ricoperto nell’azienda: ad esempio un avanzamento di carriera e con essa un aumento delle responsabilità
  • carichi di lavoro inadeguati in rapporto al tempo a disposizione
  • strumentazione insufficiente per svolgere il lavoro al livello di qualità richiesto
  • la bassa qualità degli scambi comunicativi tra la struttura aziendale e l’esterno, ovvero i clienti
  • mancata cooperazione tra colleghi
  • stile comunicativo del datore di lavoro incentrato sulla critica distruttiva
  • mobbing : una forma di terrore psicologico attuato con vessazioni e comportamenti aggressivi ripetuti nel tempo, generalmente attuati da chi ricopre una posizione di potere rispetto alla propria.

È importante specificare che la presenza di questi elementi non si traduce in automatico, o meglio secondo un legame causa- effetto, con la presenza di stress. Bensì ciascuno di questi elementi dovrà esser posto in relazione a questi elementi cardine:

  • come la persona valuta gli aspetti sopra elencati, ossia il significato a loro attribuito,
  • quale visione la persona ha di se stessa,
  • quali risorse ritiene di poter attivare per farvi fronte.

La domanda che può aiutarci nel comprendere il livello di stress percepito è: quanto e come valuto in termini di minaccia questi elementi?

In quali zone si concentra lo stress?

In termini generali possiamo dire che uno stress prolungato aumenta i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenaina,  i cosiddetti ormoni dello stress. Questi ultimi sono i principali neurotrasmettitori implicati nell’attivazione del sistema autonomo, innescando così le risposte fisiologiche di “attacco fuga”.

Le zone del corpo in cui si manifesterà tale attivazione sono diverse per ognuno di noi ma tutte riconducibili a tale iper attivazione e ciò può tradursi in:

  • tachicardia: il cuore batte più rapidamente per fornire maggior afflusso di sangue al cervello e ai muscoli,
  • respiro “corto”: respiriamo più velocemente per poterci procurare più ossigeno,
  • muscoli tesi e accumulo di tensione ad esempio tra il collo e le spalle
  • sudorazione: sudiamo di più per regolare la nostra temperatura corporea
  • aumento della motilità della parete intestinale.

Come combattere lo stress da lavoro

1. Organizzare il proprio tempo

Conosci la matrice del tempo di Covey?  È Uno strumento semplice quanto efficace che ci permette di suddividere le nostre attività in base a due parametri: urgenza e importanza. L’urgenza dipende esclusivamente dal fattore tempo, l’importanza invece si riferisce ad un aspetto soggettivo a quelli che sono i tuoi valori e gli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere. Dal loro incrocio nascono 4 quadranti, il secondo è da tenere sott’occhio 😉

2. Aumentare attività piacevoli

Parola d’ordine: ricaricare le batterie! Piccole azioni quotidiane come una passeggiata di 10 minuti verso casa, l’ascolto della playlist rilassante preferita, coccolare il nostro animale domestico, ridere con i propri amici sono soltanto alcune delle azioni che favoriscono la riduzione della produzione di cortisolo. Attenzione a non cadere nel rimuginio durante queste attività!

3. Comunicare

Un clima sereno all’interno del team di lavoro è importante quanto spesso difficile. La qualità della nostra comunicazione ci può aiutare ad incrementare il nostro benessere sul luogo di lavoro. Esprimere le proprie opinioni in modo preciso e puntale, tenendo conto delle proprie motivazioni e delle necessità altrui. Chiarezza, semplicità e fiducia in noi stessi saranno i punti cardine di questo processo.

4. Fare shiatsu

Secondo la medicina tradizionale cinese esistono due diversi tipi di energia.

La prima si forma in base a ciò di cui ci nutriamo e si rinnova quotidianamente, la seconda rappresenta la resistenza sul lungo termine del nostro corpo.

L’energia consumata durante il lavoro e le attività quotidiane dovrebbe essere del primo tipo, quando si usa il secondo e recuperare la stanchezza dovuta allo stress lavorativo richiederà tempi sempre più lunghi.
Lavorare in condizioni di stress è pericoloso perché nella fase lavorativa si ha già in maniera naturale un notevole consumo di energie, ogni ulteriore causa di affaticamento andrà ad attingere energie dal bacino della forza vitale e a compromettere il sistema biologico dell’individuo.

Più in generale il massaggio shiatsu nei casi di stress da lavoro cercherà di sciogliere quelle tensioni che principalmente si andranno ad accumulare nella zona del collo e delle spalle, senza tralasciare gli arti che spesso in presenza di queste problematiche presentano più o meno grosse limitazioni di mobilità. Questo è reso possibile in quanto attraverso il massaggio si favorisce il bilanciamento tra l’iper e ipo arousal(attivazione) e il rilascio dell’ossitocina, l’ormone del benessere.

Bibliografia

European Agency for Safety and Health at Work

Covey S. (1989) Seven Habits of Highly Effective People, Free Press

Bartalucci T. (2010), Conoscere, comprendere e reagire al fenomeno del mobbing, Firenze University Press.

Autori

Carla Ciarambino

Psicologa e Psicoterapeuta, fondatrice dello studio La Mente Accogliente. Osservatrice attenta. Crede che la felicità sia a portata di tutti: alcuni hanno solo bisogno di essere guidati.

Gabriele Cavallini

Operatore shiatsu professionista. Si avvicina al mondo delle discipline orientali già dal 2012, intraprendendo un ricco percorso formativo. Amante della musica.